
Ai margini di Alessandria
Terni – La città di San Valentino
Imparare a stare
Nel tempo passato dall’ultimo post non sono successe rivoluzioni visibili. Nessun evento clamoroso. Ma dentro qualcosa si è spostato. Ho iniziato a togliere più che ad aggiungere. A lasciare andare rumori, aspettative, distrazioni. E in quel vuoto nuovo ho riconosciuto ciò che, oggi, mi fa stare bene.
– LAVORARE –
È diventato un punto fermo. Non solo uno strumento, ma una forma di presenza. Mi tiene ancorato ai giorni, mi costringe a esserci anche quando la motivazione cala. È uno spazio dove posso costruire, sbagliare, migliorare. Dove sento di muovermi in avanti, anche lentamente.
– ALLENARMI –
È diventato un rito silenzioso. Una conversazione con il mio corpo e con la mia testa. Ogni sforzo è un promemoria: la crescita non è spettacolare, è ripetitiva. È fatta di costanza, di piccoli gesti che nessuno vede ma che cambiano tutto.
– STARE DA SOLO –
È forse la conquista più grande. Prima lo vivevo come un vuoto. Ora lo vivo come uno spazio sacro. Ho imparato ad abitare il silenzio, a sedermi con i miei pensieri, a non scappare da me stesso. È lì che ho smesso di cercare approvazione e ho iniziato a costruire stabilità.
– ESSERE UNA BRAVA PERSONA –
Non nel senso perfetto o idealizzato. Ma nel senso semplice e concreto: provare a fare la cosa giusta, anche quando è scomoda, anche quando nessuno guarda. Ho scoperto che molta serenità nasce da qui, da una coerenza silenziosa.
Non so se questa è la versione definitiva di me. Probabilmente no. Ma è una versione più centrata. Meno interessata a sembrare qualcosa, più interessata a diventarlo.
E per ora, questo mi basta.
C’è ancora vento sulla luna
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