
In questo post avrei voluto parlarvi di un piccolo capoluogo di provincia del Piemonte, ma alla fine mi ritrovo a raccontarvi altro.
Non il centro, non i suoi punti più conosciuti, ma ciò che gli sta intorno: le periferie.
Qui, nelle zone limitrofe, tutto cambia. Le case diventano basse, rustiche, quasi di campagna. Non ci sono palazzi o strutture imponenti, e a pensarci bene l’edificio più alto che vedevo era proprio il nostro hotel.
Il territorio è per lo più pianeggiante, uniforme, come se tutto scorresse senza interruzioni, e intorno le colline che si alzano piano piano fino ad arrivare alle Alpi fanno da cornice a questo equilibrio. Viaggiare lì dava una sensazione strana: niente salite, niente discese, solo strada davanti, continua, regolare.
L’unica eccezione era la città in cui abbiamo giocato, appoggiata su un cocuzzolo, quasi a voler rompere quell’armonia perfetta.
Come nell’ultimo viaggio, anche qui mi sono portato dietro la mia Nikon, ma questa volta, alloggiando fuori città, non sono riuscito a catturare davvero tutto quello che avrei voluto.
– Eppure qualcosa me lo sono preso comunque.
È stata una delle poche volte in cui sono partito in aereo con la squadra.
Da piccolo sognavo sempre di volare e fare trasferte lontane solo per prendere l’aereo, e in quel momento ho realizzato che, senza nemmeno accorgermene, ci ero riuscito davvero. Da qui si capisce quanto mi basti poco per essere felice ahah






Una volta arrivati, quasi la solita routine: mangiare, doccia e poi il vuoto, un pomeriggio lungo senza programmi.
E allora ho fatto quello che mi viene più naturale: cuffiette nelle orecchie, Nikon al collo e via, all’avventura.
Le villette, tutte basse, al massimo un piano, erano nell’occhio nel verde, e tra i giardini spuntavano narcisi e fiori di ciliegio che coloravano l’ambiente, quasi in contrasto con il grigio delle strade e delle autostrade lì intorno.
Poi, quasi per caso, ho trovato una chiesetta con davanti un campo da basket e uno da tennis.
E lì mi sono fermato.
Perché, senza volerlo, mi ha riportato indietro.
A quando ero piccolo, all’oratorio del Don Orione. A quei pomeriggi infiniti, semplici ma pieni.
Che bei tempi. Se solo si potesse tornare indietro anche solo per un momento.
E alla fine di quest’ultima trasferta è questo che mi porto via: non una città precisa, non un monumento, ma una sensazione fatta di spazi aperti, ricordi e piccoli momenti sparsi.
Benvenuti alla periferia di Alessandria.













