
Quest’estate scivola via come sabbia tra le dita.
Siamo così intenti a rincorrere ciò che verrà, da dimenticare che fermarsi — anche solo per un respiro — è necessario. È lì che si ritrova il senso.
Tornavo a casa, dopo la fine di un torneo.
La radio suonava le mie solite canzoni malinconiche, la luna quasi piena brillava alta nel cielo e un venticello leggero scorreva tra i miei capelli, ancora bagnati dalla doccia.
Era tutto incredibilmente semplice… eppure profondamente pieno.
Sono momenti come questi che ci ricordano che siamo vivi, che anche se la vita può essere dura, resta comunque bellissima quando impariamo a viverla con pazienza, con gentilezza, con solarità.
In questi ultimi mesi sto riscoprendo molte cose.
Che se semini il bene, prima o poi ti torna, anche quando meno te l’aspetti.
Che se rispetti ogni forma di vita — anche la più piccola — puoi guardarti allo specchio senza nulla da rimpiangere. Pensavo di aver perso certi valori. E forse anche la speranza.
La speranza di interessare a qualcuno senza dover nascondere le mie insicurezze.
Eppure sto capendo che molte cose arrivano dal nulla, all’improvviso, alla velocità di un fulmine. A volte basta un attimo perché qualcosa (o qualcuno) ti faccia sentire di nuovo visto, desiderato, accolto per quello che sei.
Questo anno ad Altamura è stato ossigeno puro.
Mi ha rimesso in cammino, mi ha dato quella piccola spinta che ti cambia la traiettoria.
Poi è arrivata la chiamata del Gioia, la Serie A.
Un traguardo, sì, ma anche un inizio.
Ho un po’ di paura, certo. Ma sento che questa paura diventerà adrenalina, voglia di crescere, fame di farcela.
E se mi fermo un attimo a pensare…
chi ha detto che questa debba essere l’ultima cosa bella che mi sta succedendo?
