
Cari gentili lettori,
inizio come se stessi ascoltando, in sottofondo, la voce elegante e pungente di Lady Whistledown in Bridgerton, mentre tra i pensieri si insinua una melodia familiare — Sei fantastica di Max Pezzali — con la sensazione che ciò che segue non sia semplicemente un racconto, ma un pensiero che si confessa a sé stesso.
Questa terra che da tempo chiamo casa è diventata, senza clamore, una presenza costante dentro di me.
La Puglia non è più soltanto un luogo: è un modo diverso di respirare, di guardare, di sentire. Questo tacco d’Italia circondato dal mare, con un cuore che sembra sempre leggermente fuori asse, ha lentamente riscritto il mio equilibrio interiore.
C’è stato un tempo in cui ero un bambino convinto che le cose avessero confini netti, risposte semplici, direzioni precise. Quel tempo non è scomparso, ma si è disperso lungo il percorso. Attraverso la distanza, la solitudine, e quelle responsabilità che arrivano senza preavviso, qualcosa si è modificato. Non in modo brusco, ma costante.
Quasi impercettibile.
Puglia mia… esattamente come te, Sicilia mia.
Due sorelle.
Due terre che sembrano specchiarsi in una stessa intensità: il sole che non si limita a illuminare, ma scolpisce; il mare che non accompagna, ma definisce.
Sono arrivato a te con inconsapevolezza, quasi come si arriva in un luogo senza sapere che diventerà parte di te.
E invece, lentamente, mi hai insegnato a sentire davvero.
Nei dettagli che prima ignoravo: le persone con i loro dialetti che diventano musica, i gesti semplici che sanno di casa, i sapori intensi che restano impressi più della memoria stessa… e i paesaggi, che non si lasciano semplicemente guardare , ma impongono una forma di attonimento.
Mi hai indicato la via per ciò che si potrebbe definire “lavoro”, anche se oggi mi accorgo che il termine, da solo, non gli rende davvero giustizia. I miei colleghi, nel tempo, sono diventati parte della mia quotidianità, presenze costanti che hanno finito per intrecciarsi con ciò che sono.Ed è proprio qui che ho iniziato a guardarmi in modo diverso. Non più soltanto come un insieme di doveri o obiettivi da raggiungere, ma come qualcosa in costruzione, in continuo aggiustamento. Uno spazio in cui mettermi alla prova, sì, ma anche in cui osservare le mie fragilità senza negarle. Dove crescere non significa soltanto andare avanti, ma imparare a restare dentro ciò che non si è ancora compreso del tutto. Dove sbagliare non è una deviazione, ma una forma di verità.
Una briciola indispensabile della mia vita che ha la consapevolezza che ogni passo, anche il più incerto, contribuisce a definirla.
Mi hai dato una casa, sì, ma soprattutto mi hai costretto a ridefinire il concetto stesso di appartenenza.
– I miei Amici, ed anche le persone che ho incontrato qui sono diventate una parte sommessa ma fondamentale di me. Alcune sono arrivate per caso, altre per necessità, altre ancora senza un perché preciso. Ma tutte hanno lasciato qualcosa. Senza di loro, tutto sarebbe più vuoto, meno vero.
Sono un’estensione della mia storia, un intreccio invisibile che tiene insieme ciò che sono diventato.
– Mi hai fatto innamorare.
Non di quell’amore lineare o prevedibile, ma di quello che arriva in modo improvviso, quasi spiazzante, e che lascia segni sottili ma profondi. Un amore che non sempre si comprende subito ma quello deciso pronto a restare per sempre.
E che, in qualche modo, cambia la direzione delle cose anche quando sembra non farlo.
Ho piantato radici, come il tuo simbolo più antico, l’albero della vita.
E mi accorgo che queste radici non trattengono soltanto: trasformano, si evolvono.
Si insinuano, si intrecciano, cambiano la direzione del terreno stesso.
Forse non si arriva mai davvero in un luogo come questo. Si continua piuttosto a diventarlo, un pezzo alla volta, senza mai riuscire a distinguere del tutto dove finisca la terra e dove inizi chi la abita. E allora mi chiedo se non sia proprio questo il senso: non possedere un posto, ma lasciarsi possedere da esso.
Spero che questo sia davvero il viaggio più bello che io possa fare. E se lo è, non lo so ancora dire con certezza. So solo che, mentre scrivo queste parole, qualcosa dentro di me si quieta…
Ti lascio un grazie che non ha forma, ma solo direzione. Un grazie che non chiede risposta, ma solo ascolto.
E spero che tu possa continuare a splendere Puglia beddra, sempre, anche quando nessuno guarda, come il sole che ti attraversa e ti definisce senza mai consumarti.
