
Non avevo mai saputo che il santo degli innamorati fosse anche il patrono di una città umbra.
E sapete come l’ho scoperto?
Beh, una delle fortune che ho incontrato quest’anno durante il mio campionato sono state proprio le trasferte. Luoghi che non avevo mai visitato, e che anche in poco tempo ho sempre cercato di vivere davvero, andando a scoprire angoli nascosti più che le solite mete.
– Così ho conosciuto Terni.
La città di San Valentino.
La nostra trasferta è capitata proprio a pennello, il 14 febbraio. E già dall’arrivo la città aveva qualcosa di diverso.
Bancarelle, luci calde, profumi che riempivano le strade e decorazioni a forma di cuore ovunque. Un’atmosfera quasi sospesa, come se Terni in quel giorno parlasse un linguaggio tutto suo.
Per un inguaribile romantico come me, è stato strano.
Mi sono sentito dentro un ambiente che ricordava quell’idea di amore che, in certi momenti, ormai, non riesco più a percepire ma che so che esiste da qualche parte. E forse è anche per questo che mi capita spesso di fare da “ponte” tra persone, quasi un piccolo cupido involontario… senza però riuscire a trovare lo stesso per me.
Ma scusatemi, sto divagando.
Torniamo a Terni ahah..








Terni è una città umbra dal carattere discreto, che non cerca di imporsi ma si lascia scoprire passo dopo passo. Un centro raccolto, con un’anima semplice e concreta, dove il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso.
Uno dei punti che mi ha colpito è la Cattedrale di Santa Maria Assunta.
Vista da fuori ricorda quasi la basilica di San Pietro: stessa impostazione solenne, stessa sensazione di grandezza e simmetria che ti sorprende quando la incontri all’improvviso nel tessuto più tranquillo della città.
La sera, inoltre, la città si è trasformata ancora una volta.
Sono state proiettate immagini e racconti sulla storia di Terni, partendo dalle origini dell’antica Roma fino ai giorni nostri. Un modo semplice ma potente per ricordare quanto passato e presente possano convivere nello stesso spazio. E poi c’era la fine dell’inverno che si faceva sentire piano piano.
I primi fiori iniziavano a spuntare sui rami, come piccoli segnali di qualcosa che sta per cambiare.
Le case avevano quell’aspetto rustico e autentico tipico di molte città umbre, mentre i viali puliti e le biciclette in giro davano un’idea quasi silenziosa e ordinata della vita quotidiana. Ecologica, semplice, ma con una sua identità precisa.
Alla fine, Terni mi è rimasta addosso così.
Non per un singolo momento, ma per una sensazione: quella di una città che non ha bisogno di alzare la voce per farsi ricordare.










